STAND WITH BELARUS: PRIGIONIERI POLITICI DELLA SETTIMANA

Aliaksei Hubich ha 24 anni ed è un ingegnere.

Ha ricevuto una condanna a 3 anni di reclusione e si trova in carcere dal 20 ottobre 2020. Inoltre, soffre di cheratocono, una grave malattia agli occhi che, se non operata tempestivamente, lo potrebbe portare alla cecità. L’intervento chirurgico era stato programmato per l’autunno 2020, ma è stato poi arrestato per aver partecipato alla manifestazione pacifica “Marcia della giustizia” del 20 settembre 2020. Nei suoi confronti è stato aperto un procedimento penale con l’accusa di violenza o minaccia di violenza contro il pubblico ufficiale. Il pubblico ufficiale in questione era l’ispettore Pavel Shapavalau, ma durante l’udienza, grazie al video fornito come prova, è emerso che Alexei non si trovava nemmeno vicino alla “vittima”. Questo dettaglio, però, non è stato preso in considerazione dal giudice che ha comunque condannato Aliaksei Hubich a 3 anni di reclusione per violenza nei confronti di un certo Ivanov, un fantasmatico agente del corpo antisommossa. Aliaksei Hubich ha solo 24 anni. Tre anni sono troppi per sperare che, una volta scontata la condanna, potrà essere sottoposto all’intervento con gli stessi risultati di adesso. Il giovane rischia di uscire dal carcere invalido. Cosa che rende ancora più grave la sua ingiusta condanna per un reato cucitogli addosso.

Alana Gebremariam ha 24 anni ed è un’attivista.

Alena è membro del nucleo del Consiglio di coordinamento, nonché membro dell’Associazione degli studenti bielorussi e attivista del ” Blocco Giovanile”. “Non possiamo migliorare la nostra vita basandoci solo su dei valori, solo l’amore non è sufficiente. Qui stiamo parlando del dolore politico dello Stato. Se non vengono create le normali condizioni per lo sviluppo della società, allora la società non si svilupperà normalmente. Ci vuole apertura da parte dello Stato al dialogo. È necessario che il potere e l’opposizione si incontrino. Dobbiamo unirci. Tutti dovrebbero investire nella creazione di un’idea nazionale, perché se non lo fai, non puoi far parte della società. Sono stata cresciuta così dai miei genitori”, disse Alana in un’intervista un paio di anni fa. “Per essere felice, ho bisogno di fare qualcosa di utile per la società e per le persone attorno a me. Forse è per questo che, scegliendo tra giornalismo e medicina, ho scelto quest’ultima. I miei genitori soffrono per avermi cresciuto in questo modo, credo. Papà è drammaticamente negativo, mamma oscilla tra la neutralità e la negatività. Come ogni persona sana di mente, loro vorrebbero stabilità, sicurezza e certezza per la loro bambina sotto forma di una buona istruzione e lavoro. L’attivismo mette tutto questo in discussione: dedicandogli un sacco di tempo, a volte metto in secondo piano i miei interessi, il lavoro e anche la salute. I miei genitori pensano che io stia bruciando la mia vita, anche se cercano di essere interessati, perché vedono che per me è importante.La libertà è uno dei miei valori principali. È quello per cui mi batto sempre. Ma se devo sacrificarla per cambiare la Bielorussia, penso di poterlo fare. Sono pronta a tutto, ma cerco di non farmi prendere dal panico. Avere paura ed essere un’attivista sono due cose incompatibili”. Alana è stata arrestata il 12 novembre 2020 con l’accusa di organizzazione o partecipazione ad eventi di gruppo che violano gravemente l’ordine pubblico (art. 342 comma 1 del Codice Penale). L’appartamento dell’attivista è stato perquisito. La misura cautelare adottata per Alana è la detenzione in carcere per almeno due mesi. Il 12 gennaio 2021 la detenzione cautelare è stata prolungata di altri 2 mesi, ma a scadere del termine non è stata rilasciata. Ora Alana è sotto processo e rischia anni di carcere.