FIDU SU IRAN: REPRESSIONE E BLACKOUT, CRESCE IL RISCHIO DI ESECUZIONI DI MASSA

Roma, 11 gennaio 2026 – La Federazione Italiana Diritti Umani (FIDU) condanna fermamente la brutale repressione in corso in Iran contro le proteste antigovernative, esplose il 27 dicembre 2025 a Teheran e rapidamente estese a numerose aree del Paese. La situazione è ulteriormente aggravata da un blackout nazionale di Internet che rende estremamente difficile verificare in modo indipendente i fatti, documentare le violazioni e garantire contatti con familiari e difensori.


L’ONG Iran Human Rights ha confermato l’uccisione di almeno 192 manifestanti, sulla base di fonti dirette o di almeno due riscontri indipendenti; tra le vittime figurano nove minori di 18 anni. Nello stesso aggiornamento, IHR segnala che, a fronte del blackout e delle restrizioni all’informazione, circolano rapporti non verificati che indicano un numero di morti potenzialmente molto più elevato: almeno diverse centinaia e, secondo alcune fonti, oltre 2.000. Inoltre, l’uccisione dei manifestanti avrebbe subito un’ulteriore intensificazione in concomitanza con l’oscuramento della rete, con i numeri più alti riportati il 9 e il 10 gennaio. Ulteriori segnalazioni parlano della presenza di centinaia di corpi in un obitorio di Teheran. In assenza di accesso indipendente alle informazioni, questi elementi rafforzano l’allarme su una possibile strage su larga scala.


La FIDU esprime inoltre profonda preoccupazione per l’escalation sul piano giudiziario e repressivo. Il Procuratore Generale iraniano ha descritto i manifestanti come mohareb (“nemici di Dio”), qualificazione che in Iran comporta la pena di morte, e ha sollecitato un trattamento “senza clemenza”. Nel contempo, media di Stato e canali affiliati ai Pasdaran riportano arresti di massa di persone etichettate come “rivoltosi” o legate a presunti nemici esterni. IHR stima oltre 2.600 arresti dall’inizio delle proteste. In questo contesto, il rischio di condanne capitali e di esecuzioni nei confronti dei detenuti deve essere considerato concreto e imminente.


La FIDU fa appello alla comunità internazionale affinché si mobiliti con urgenza e in modo coordinato chiedendo la cessazione immediata dell’uso della violenza omicida contro i manifestanti ed esigendo il ripristino delle comunicazioni e l’accesso a informazioni verificabili. La repressione sanguinosa del dissenso e la minaccia della pena di morte come strumento di governo costituiscono una gravissima violazione dei diritti umani. Ogni ritardo nella risposta internazionale alimenta l’impunità e accresce il pericolo per migliaia di persone.