DICHIARAZIONE DELLA FIDU SULL’ATTUALE ONDATA DI REPRESSIONE DI MASSA IN TURCHIA

Rome, 31 marzo 2025 – La Federazione Italiana per i Diritti Umani (FIDU) esprime profonda preoccupazione per l’arresto del sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu, con tutta evidenza motivato politicamente per ostacolare la sua candidatura alle prossime elezioni presidenziali, e per le successive diffuse violazioni da parte delle autorità turche dei diritti fondamentali alle libertà di espressione, di riunione pacifica e di accesso alle informazioni. Mentre, secondo il diritto internazionale e turco, qualsiasi restrizione al diritto di riunione pacifica deve essere prescritta dalla legge, perseguire uno scopo legittimo ed essere necessaria e proporzionata a tale scopo, le autorità hanno sistematicamente imposto eccessive restrizioni alle riunioni e alle manifestazioni pubbliche e alle relative informazioni. Quando centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro la rimozione di İmamoğlu e di altri sindaci eletti democraticamente dall’incarico e contro l’erosione del diritto alla partecipazione politica, le autorità hanno fatto ricorso all’uso ingiustificato e illegale della forza da parte della polizia, causando numerosi feriti; circa 2000 persone sono state arrestate, tra cui politici, artisti e rappresentanti della società civile.

Nello stesso tempo, le autorità hanno intensificato gli attacchi, le intimidazioni e le pressioni sui media e sui giornalisti indipendenti, allo scopo di diffondere solo contenuti approvati dal governo. Decine di giornalisti locali sono stati arrestati o aggrediti fisicamente dalla polizia mentre coprivano le proteste sul campo, e restrizioni e molestie indebite sono state esercitate anche su corrispondenti di media internazionali: fra questi come Mark Lowen, della BBC, che è stato trattenuto in stato di fermo il 27 marzo e successivamente espulso in quanto considerato una “minaccia all’ordine pubblico”. La cronaca degli eventi è limitata dal Consiglio Supremo della Radio e della Televisione della Turchia e sono state imposte pesanti restrizioni sui contenuti relativi alle proteste anche sui social media e sulle app di messaggistica, inclusi gli account di giornalisti, aziende di social media, organizzazioni della società civile e attivisti per i diritti umani.

La repressione va oltre quella diretta delle grandi manifestazioni di protesta. Il 21 marzo un tribunale ha rimosso dal loro incarico il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Istanbul, İbrahim Özden Kaboğlu e tutti i membri del suo consiglio direttivo, con una decisione considerata una ritorsione alle loro dichiarazioni per il rispetto della giustizia e dei diritti civili; la polizia ha poi arrestato diversi avvocati che protestavano fuori dal tribunale. Altri avvocati sono stati arrestati a Smirne per avere difeso dei dimostranti in stato di arresto. Il 26 marzo, i membri del consiglio del sindacato degli insegnanti Eğitim-Sen sono stati posti agli arresti domiciliari in attesa di processo per “istigazione alla criminalità”, solo perché avevano interrotto il lavoro in solidarietà con le pacifiche manifestazioni degli studenti universitari.

Tutto questo evidenzia un’inquietante intensificazione degli attacchi contro la partecipazione politica, la libertà di espressione, i diritti degli imputati e di conseguenza il giusto processo in Turchia, che sta subendo una grave erosione dei principi democratici e dello Stato di diritto ed è sull’orlo di un grave arretramento democratico.

Quando si tratta di diritti umani e libertà fondamentali, nessun governo in nessun Paese dovrebbe rivendicare l’esenzione dal rispetto del diritto internazionale; questo vale in particolare per la Turchia, che è anche membro del Consiglio d’Europa ed è vincolata, oltre che dal Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, dalla Convenzione Europea dei Diritti Umani, che include l’obbligo legale di eseguire le sentenze della Corte Europea dei Diritti Umani. Sebbene le autorità turche abbiano spesso omesso di eseguirne le sentenze, invitiamo il Consiglio d’Europa e i suoi Stati membri ad aumentare l’impegno nei confronti della Turchia per sollecitare il rispetto dei suoi obblighi.

La FIDU chiede alle autorità turche di rilasciare immediatamente politici, giornalisti e attivisti della società civile detenuti ingiustamente, cessare gli attacchi contro manifestanti pacifici e media e garantire che qualsiasi accusa di uso illecito della forza e di altre violazioni dei diritti umani (come tortura e maltrattamenti) da parte di agenti delle forze dell’ordine sia soggetta a un’indagine efficace, imparziale e tempestiva.