MAURITANIA: LIBERARE MARIEM CHEIKH, ATTIVISTA CONTRO LA SCHIAVITÙ

Roma / Nouakchott, 21 aprile 2020 – La FIDU (Federazione Italiana Diritti Umani) esprime seria preoccupazione per la sorte della attivista Mariem Cheikh, una delle dirigenti del movimento IRA-Mauritania, che lotta contro la schiavitù cui ancora sono sottoposti molti appartenenti alla minoranza nera Haratin nel Paese. La signora Mariem, madre di un bambino di meno di 2 anni, è stata arrestata il 13 aprile e per alcuni giorni le autorità non hanno comunicato dove fosse né le hanno assicurato l’accesso a un avvocato.

Il 20 aprile numerosi militanti antischiavisti hanno manifestato per chiedere la sua liberazione, ma la manifestazione è stata repressa violentemente.

IRA-Mauritania, non riconosciuta ufficialmente dal governo mauritano ma apprezzata a livello internazionale, ritiene che l’arresto sia stato dovuto a un post su Facebook contro i “mauritani bianchi” (Bidhans) che costituiscono la popolazione dominante. L’accusa sarebbe di violazione della legge 23 del 2018 che criminalizza la discriminazione, ma che secondo diverse organizzazioni per i diritti umani, tre relatori speciali delle Nazioni Unite e il Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale (CERD) manca di chiarezza giuridica e definisce la discriminazione in modo non conforme alla Convenzione internazionale in materia. Le autorità la userebbero quindi strumentalmente per imbavagliare gli attivisti contro la schiavitù e impedire loro di denunciare le ingiustizie di un sistema “razzista e suprematista”.

Secondo diverse associazioni per i diritti umani e SOS Slaves, l’arresto è avvenuto in modo provocatorio, disumano e irrispettoso delle disposizioni di leggi nazionali e convenzioni internazionali che garantiscono ai detenuti tutti i loro diritti umani, come consentire ai propri familiari di conoscere il luogo di detenzione, avere l’assistenza di un avvocato e comparire davanti a un magistrato entro i termini previsti.

Per gli attivisti dell’IRA, “l’arresto di Mariem Cheikh è il segnale dell’ostilità che il regime del presidente Mohamed Cheikh Ghazwani [eletto in modo contestato nel giugno 2019] intende aprire contro il movimento dell’IRA, con lo stesso slancio del suo predecessore”.

In febbraio il leader della lotta antischiavista nonviolenta in Mauritania, deputato dell’opposizione Biram Dah Abeid, parlando al Summit di Ginevra per i diritti umani e la democrazia, aveva definito il sistema di potere in Mauritania una forma di apartheid.

Il governo mauritano sostiene che, come nel diritto francese cui si ispira la Mauritania, nell’ordinamento interno la Costituzione mauritana ha il primato sugli impegni internazionali e in particolare sui trattati. Tuttavia, la Costituzione del 1991 stabilisce nel preambolo che la sharia è l’unica fonte di diritto in Mauritania, mentre agli articoli 1 e 5 definisce la Mauritania una Repubblica islamica e l’Islam religione del popolo e dello Stato. La FIDU, ricordando che i diritti umani sono universali e devono valere per tutti e ciascuno al di là di qualsiasi interpretazione relativista, chiede alle autorità della Mauritania di rilasciare Mariem Cheikh e di consentire un processo equo secondo gli standard internazionali.

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