FUNERALI SOLEIMANI: NON SIANO DISTRAZIONE DALLA SISTEMATICA VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI PERPETRATA DAL REGIME IRANIANO

Le cronache da Teheran riportanti il fiume di persone presenti al funerale del generale Qassem Soleimani si rivelano perfettamente in linea con quella che è la sola immagine del Paese che i guardiani della rivoluzione tengono a mostrare alla comunità internazionale.

Tuttavia, l’Iran non è quello compatto e unito in difesa del regime che abbiamo visto nella propaganda di regime di questi giorni.

C’è un Iran che i media ufficiali iraniani non mostrano, come quello delle violente repressioni che puntualmente sfociano nel sangue di migliaia di attivisti pacifici (solo lo scorso novembre si sono registrati 1.500 morti nel corso delle manifestazioni anti-governative), dei blocchi di internet per controllare le informazioni, delle donne condannate a pesanti pene detentive per avere pacificamente manifestato contro l’obbligatorietà del velo, delle confessioni estorte sotto tortura e poi trasmesse nelle tv di Stato, delle esecuzioni di minori, degli stessi avvocati perseguitati in quanto difensori degli attivisti. E c’è un Iran che arresta, condanna e tiene in ostaggio ricercatori di doppia cittadinanza come merce di scambio politica con i Paesi occidentali. Ricordiamo il caso di Ahmadreza Djalali, lo specialista in Medicina dei disastri che aveva operato anche all’Università del Piemonte Orientale a Novara, da oltre tre anni detenuto in gravi condizioni e condannato a morte con la falsa accusa di spionaggio.

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