IL GLOBAL MAGNITSKY ACT E IL SUO IMPATTO SUL RAFFORZAMENTO DEL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI NEL MONDO

Il 16 novembre ricorre il 9° anniversario della morte di Sergei Magnitsky, la cui vicenda ha ispirato l’adozione del Magnitsky Act e la susseguente evoluzione normativa in materia. Sergei Magnitsky era un avvocato russo che denunciò pubblicamente una frode fiscale su larga scala che vide il coinvolgimento di alcuni funzionari russi; la denuncia costò a Magnitsky l’arresto e successivamente la vita: morì in carcere nel 2009, a seguito di torture e maltrattamenti.

Dopo la sua morte, Bill Browder, finanziere americano assistito da Magnitsky, lanciò una campagna affinché venissero imposte, nei confronti dei funzionari coinvolti nella morte di Magnitsky, sanzioni finalizzate ad impedire loro di entrare nel territorio USA ed escluderli dal sistema economico-finanziario americano. Nel 2012 il Congresso americano approvò il Magnitsky Act, che prevede sanzioni nei confronti dei funzionari russi ritenuti responsabili di gravi violazioni dei diritti umani; queste misure consistono, in particolare, nel congelamento dei beni e nel rifiuto del rilascio del visto d’entrata negli Stati Uniti.

Nel 2016 la legge è stata ampliata ed è stato approvato il Global Magnitsky Human Rights Accountability Act, che ha permesso al Governo degli Stati Uniti di imporre sanzioni mirate nei confronti di individui responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e atti di corruzione in tutto il mondo.

Negli anni successivi, altri Stati – tra i quali Canada, Estonia, Lettonia, Lituania e Regno Unito – hanno deciso di introdurre nei propri ordinamenti legislazioni analoghe in materia di diritti umani.

La proposta di misure simili a quelle del Magnitsky Act è attualmente in discussione al Parlamento europeo. L’iniziativa più recente è la risoluzione del Parlamento europeo del 13 settembre 2017, che ha ribadito la richiesta di adozione di una normativa che stabilisca criteri chiari per l’inserimento in una ‘lista nera’ e l’imposizione di sanzioni mirate contro soggetti di Paesi terzi che abbiano commesso gravi violazioni dei diritti umani o atti di corruzione.

Il caso di Sergei Magnitsky, oltre ad essere particolarmente significativo degli effetti negativi della corruzione sullo Stato di diritto e sui diritti del singolo cittadino, è emblematico di un più ampio atteggiamento di indifferenza nei confronti dei vari impegni nazionali e internazionali in materia di diritti umani assunti dalla Federazione Russa e da altri Stati e dell’impunità per coloro i quali violano i diritti umani e le libertà fondamentali.

La FIDU – Federazione Italiana Diritti Umani sostiene la campagna per l’adozione di un Global Magnitsky Act a livello europeo. Tale normativa riaffermerebbe l’immagine di un’Unione europea unita nella protezione dei diritti umani e nella lotta alla corruzione; inoltre, rappresenterebbe un passo significativo per ricondurre la lotta alla corruzione nell’ambito degli obiettivi di politica estera dell’UE, alla luce della stretta correlazione tra corruzione e violazioni dei diritti umani, come dimostrato dal caso Magnitsky.

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