70 ANNI DELLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI: UN PATRIMONIO DA RILANCIARE

ROMA, 10 DICEMBRE 2018 –  Il 10 dicembre 1948, all’indomani degli orrori del secondo conflitto mondiale, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani come punto assiomatico per la comunità internazionale. Il Preambolo della Dichiarazione sancisce la prevalenza e “il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili” quale “fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”. Già da questo si evince che gli strumenti più efficaci per la promozione dei diritti della persona, la prevenzione delle loro violazioni e lo stabilimento della pace tra i popoli sono l’insegnamento e l’educazione.

La Dichiarazione rappresenta il patrimonio di un processo giuridico, politico e culturale – nel segno della centralità della persona – che è tuttora in atto, ma che deve essere sempre alimentato e mai dato per acquisito, soprattutto alla luce delle gravi violazioni dei diritti umani perpetrate nel mondo, e da alcuni regimi in modo sistematico. “Oggi” – ha dichiarato Antonio Stango, presidente della Federazione Italiana Diritti Umani – “in un contesto globale in cui sembrano imporsi formule nazionalistiche a discapito delle libertà fondamentali dell’individuo e della loro necessaria tutela internazionale, il rischio è una contrazione del principio fondamentale della Dichiarazione: la sua universalità ovvero la validità per chiunque in qualsiasi luogo del mondo. Occorre quindi respingere con forza qualsiasi pretesa di applicazione ‘relativistica’ o ‘regionalistica’ dei suoi principî, che altro non è che il modo adoperato dai regimi più oppressivi per violare di fatto il diritto internazionale”.

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